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PAOLO BORSELLINO

(Palermo, 19 gennaio 1940 - Palermo, 19 luglio 1992), magistrato.

Assassinato da Cosa Nostra assieme a cinque agenti della sua scorta nella strage di via D’Amelio, è considerato uno dei personaggi più

importanti e prestigiosi nella lotta contro la mafia in Italia, insieme al collega ed amico Giovanni Falcone.

Nel 1963 diviene il più giovane magistrato d’Italia le nel 1965 inizia la sua carriera ad Enna per poi divenire pretore di Mazara del Vallo e pretore di Monreale. Nel 1975 il trasferimento a Palermo presso l’Ufficio Istruzione del Tribunale.
Del 1983 è l’istituzione di un “pool antimafia”, di cui Borsellino fu chiamato a farne parte fin dall’inizio. Del 1985 è l’esperienza del maxiprocesso di Palermo che portò alla condanna di 342 mafiosi. Il 23 maggio 1992 la mafia uccide a Capaci il giudice Falcone.

Il 19 luglio 1992 una Fiat 126 imbottita di tritolo che è parcheggiata sotto l’abitazione della madre in via D’Amelio, salta in aria al passaggio del giudice, uccidendo oltre a Borsellino anche i cinque agenti di scorta. Borsellino viene decorato con la medaglia d’oro al valor civile.

 

RITA ATRIA

(Partanna, 4 settembre 1974 - Roma, 26 luglio 1992), testimone di giustizia.


All’età di undici anni perde il padre, mafioso della cosca locale ucciso in un agguato. Dal fratello Nicola, anch’egli mafioso, Rita raccoglie le più intime confidenze sugli affari e sulle dinamiche mafiose a Partanna. Nel 1991 Nicola viene ucciso e sua moglie, che era presente all’omicidio del marito, denuncia i due assassini e collabora con la polizia.
Rita, a soli 17 anni, decide di seguire le orme della cognata, cercando giustizia per quegli omicidi e riscatto da una vita avvolta dalla mafia. Il primo a raccogliere le sue rivelazioni è il giudice Paolo Borsellino, al quale si lega come un padre. Le sue parole rendono possibile l’arresto di numerosi mafiosi. Diventando testimone di giustizia, Rita viene messa sotto protezione, cambia vita, residenza, identità.
Una settimana dopo la strage di via D’Amelio, Rita Atria si uccide a Roma, dove vive in segreto, lanciandosi dal settimo piano di un palazzo. Non regge alla perdita di colui che era diventato per quella ragazza coraggiosa un simbolo, un esempio, un punto di riferimento indispensabile.
Rita Atria per molti rappresenta un’eroina grazie al suo impegno nella lotta alla mafia e alla sua capacità di rinunciare a tutto per inseguire i suoi ideali di giustizia, anche agli affetti della madre che la ripudiò e che dopo la sua morte distrusse la lapide a martellate.